Portobuffolè in camper: cosa vedere nel borgo più piccolo del Veneto

Un nome curioso, una scoperta sorprendente
di Marzia Mazzoni
Come siamo arrivati a Portobuffolè?
Sfogliando l’elenco dei I Borghi più Belli d’Italia in Veneto. Il nome ci ha strappato un sorriso, ma sono bastate poche informazioni per accendere la curiosità.
Siamo per l’appunto come detto sopra in Veneto, in provincia di Treviso, al confine con il Friuli Venezia Giulia. Lo visitiamo dopo aver esplorato Valvasone (scopri il nostro diario di viaggio →Valvasone in camper: cosa vedere nel borgo medievale (e dove sostare gratis)e decidiamo di fermarci qui, in questo piccolo borgo adagiato lungo il fiume Livenza.
Appena arrivati capiamo che non è solo “buffo” nel nome: è silenzioso, ordinato, autentico.
Origini e significato del nome Portobuffolè
In epoca romana era noto come Septimum de Liquentia, perché distante sette miglia da Oderzo (l’antica Opitergium) e situato lungo un’ansa del Livenza.
Per secoli fu chiamato Settimo, poi intorno all’anno Mille comparve il nome Portus Buvoledi o Bufoledi. Non deriva da “bufalo”, come si potrebbe pensare, ma probabilmente dal latino medievale bova (“canale”) oppure dalle “bufaline”, imbarcazioni utilizzate per il trasporto fluviale delle merci.
Un borgo che nasce dunque come porto commerciale: già questo dettaglio cambia completamente la prospettiva.
Dove sostare in camper a Portobuffolè

Noi abbiamo sostato nel parcheggio di via Provinciale.
- comodo e pianeggiante
- a pochi minuti a piedi dal centro
- nessun servizio camper
- a pagamento in occasione del mercatino (il Mercatino dell'Antiquariato e del Collezionismo di Portobuffolè (TV) si svolge nel centro storico la seconda domenica di ogni mese con oltre 200 espositori, dalle ore 07:00 alle 18:00 circa, tranne ad agosto. Nel mese di Pasqua viene posticipato a Pasquetta. È un evento rinomato nel Veneto per antiquariato, vintage e collezionismo).
Per raggiungere il centro storico consigliamo di utilizzare il sottopassaggio pedonale per attraversare in sicurezza la strada provinciale.
Una sosta semplice, perfetta per una visita di mezza giornata o per inserirlo in un itinerario più ampio tra Veneto e Friuli.
Piazza Maggiore e il cuore medievale

Il centro è raccolto e si visita tranquillamente a piedi. Su Piazza Maggiore si affacciano:
- il Duomo (che purtroppo abbiamo trovato chiuso)
- il Municipio
- il Palazzo del Monte dei Pegni
- la torre campanaria, alta 28 metri, unica superstite delle sette torri dell’antico castello
Sull’orologio della torre si nota un foro: da lì, un tempo, i condannati venivano calati nella prigione sottostante. Un dettaglio che racconta secoli di storia.
Uscendo da porta Friuli spicca il leone di Venezia, infatti il 4 aprile 1339 Portobuffolè passò pacificamente sotto il dominio della Repubblica di Venezia. La coda del leone rivolta verso l’alto ne è la testimonianza. Sul libro però sono state tolte le classiche parole del motto “Pax tibi Marce evangelista meus” per lasciar posto al motto legato alla dominazione napoleonica “Diritti e doveri del cittadino”.
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💡 Il consiglio di Marzia e Lorenzo
Il Leone di Venezia: segreti tra storia e leggenda

Durante i nostri viaggi ci capita spesso di alzare lo sguardo e incrociare gli occhi di un Leone alato. Ma vi siete mai chiesti se ogni dettaglio abbia un significato?
Secondo una tradizione molto diffusa tra i viaggiatori:
- coda all’insù → simboleggerebbe un’annessione pacifica o spontanea alla Serenissima;
- coda all’ingiù (o tra le zampe) → indicherebbe una città conquistata con la forza delle armi.
Tra leggenda e realtà.
Gli storici, però, precisano che non esisteva una regola ufficiale: spesso la posizione della coda dipendeva semplicemente dall’estro dello scultore o dallo spazio disponibile sulla pietra.
C’è invece un elemento davvero significativo:
- libro aperto → tempo di pace o concessione di privilegi;
- libro chiuso o spada alzata → stato di guerra o giustizia veneziana imposta.
La prossima volta che vi troverete davanti a un Leone di San Marco, fermatevi un attimo. Non è solo un simbolo decorativo: è un frammento di storia inciso nella pietra.
Casa Gaia da Camino e il Museo della Civiltà Contadina

Raggiungiamo poi la Casa Gaia da Camino, casa medievale con affreschi del XIV secolo, oggi adibita a spazio espositivo.
Nei giorni della nostra visita era allestita la mostra “Donne” del fotografo Giandomenico Palmisano, un progetto che racconta l’universo femminile nei suoi ruoli più significativi nel mondo.
Con lo stesso biglietto si può salire anche sulla torre campanaria, unica superstite delle sette torri dell’antico castello. La salita è parte dell’esperienza: gradino dopo gradino si percepisce la struttura in laterizio e il peso della storia, all’interno si possono ammirare reperti e attrezzi della civiltà contadina.
All’ultimo piano si trovano tre grosse campane, imponenti e silenziose al momento della nostra visita, ma capaci di evocare la vita del borgo nei secoli. Da qui si può ammirare Portobuffolè dall’alto: i tetti in coppo, le mura e il disegno ordinato del centro storico. Una vista raccolta, coerente con le dimensioni del paese, ma proprio per questo ancora più suggestiva.
E qui emerge una delle cose che apprezziamo di più nei borghi piccoli: la presenza di volontari appassionati, pronti a raccontare storie con entusiasmo e competenza.
L’atelier di Barbie: una sorpresa inaspettata

Accompagnati da un volontario, visitiamo due esposizioni davvero particolari.
La prima è l’Atelier di Barbie: quasi 500 bambole con abiti personalizzati, frutto della passione di una signora che ha messo a disposizione la sua collezione, l'unico in Italia dedicato alla bambola.
Abiti da sposa, creazioni ispirate ai grandi stilisti, abiti per il tempo libero, originali e curiosi, divise degli alpini… un lavoro minuzioso, creativo, sorprendente, quello che stupisce è anche la meticolosa cura dei dettagli.
Confesso che qui il mio pensiero è tornato all’infanzia: mia mamma, sarta, cuciva vestiti per la mia bambola (non era l’originale, costava troppo), usando scampoli di stoffa e tanta fantasia… ma non siamo mai arrivati a questi livelli!
In questo atelier, però, si percepisce una dedizione che va oltre il gioco: è arte tessile in miniatura, la signora Grazia Collura, trevigiana, crea abiti per la bambola da 50 anni!
Il Museo del Ciclismo Alto Livenza

Ultima tappa, ma non per importanza: il Museo del Ciclismo, nelle vicinanze del parcheggio camper. Attualmente si trova nel complesso edilizio che si trova dietro la Chiesa di San Prosdocimo, al di là della Strada Provinciale per Oderzo ed adiacente all’argine sinistro del Livenza.
Il museo è dedicato alla memoria di Duilio Chiaradia, pioniere della ripresa televisiva sportiva, cine-operatore in RAI dal 1950 al 1981 e a Giovanni Micheletto, vincitore del Giro d'Italia del 1912 (la quarta edizione) con la mitica formazione dell'Atala (Ganna, Galetti, Pavesi, Micheletto).
Siamo stati accolti dal consigliere comunale alla cultura e al turismo, che segue con passione la collezione. Maglie autografate dai campioni delle due ruote, biciclette rare ed esemplari unici raccontano la storia di uno sport profondamente radicato nel territorio.
Una visita interessante anche per chi non è un appassionato sfegatato di ciclismo.
Perché visitare Portobuffolè in camper
Portobuffolè non grida per farsi notare, si lascia scoprire. È la meta ideale per:
- chi ama i borghi silenziosi e autentici.
- Gli appassionati di antiquariato (da non perdere il mercatino mensile).
- Un itinerario "slow" tra Veneto orientale e Friuli occidentale.
Lo lasciamo con negli occhi gli scorci medievali, i silenzi delle sue vie e le luci della sera su Porta Friuli di grande fascino.
Un borgo che si inserisce perfettamente in un itinerario tra Veneto orientale e Friuli occidentale, ideale per chi - come noi - ama scoprire luoghi di nicchia e raccontarli con rispetto.
Indice Regione
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