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Il Carso sloveno e oltre

carso sloveno e oltre

Ecco il viaggio in camper realizzato nell'estate 2015 di Daniele G. e Anna, amici di Vacanzelandi@, che ci descrivono uno dei più affascinanti paesaggi naturali che caratterizzano il territorio della Slovenia: il Carso.

- prima parte -

31 Luglio

E anche per noi arriva il giorno delle vacanze e della partenza. Mia moglie lavora stamane, quindi ne approfitto per caricare le ultime cose sul camper ed effettuare i controlli di rito.

Dopo che Anna è rientrata, e dopo le consegne lasciate a nostra figlia minore, che causa lavoro non potrà essere con noi, alle 16.00 partiamo in direzione Slovenia.

La prima tappa sarà Redipuglia (GO), al sacrario, ma dato che al parcheggio di questo non è consentita la sosta notturna, decidiamo di fermarci a Staranzano (GO), a una decina di chilometri dalla meta, dove c’è una comoda area di sosta in via delle Acacie (N45.80648 E13.48936), gratuita, con carico e scarico, gestita dal camper club Foce dell’Isonzo.

Ci arriviamo abbastanza tardi, quindi dopo un veloce boccone andiamo subito a nanna.

1 Agosto

Appena pronti partiamo per Redipuglia (GO) che raggiungiamo in pochi minuti, sistemando il camper al parcheggio del sacrario (GPS N 45,85143 - E 13,48425).

Il colpo d’occhio è notevole, fatto per impressionare, proprio come dovevano averlo pensato gli architetti di quegli anni. Percorriamo l’immensa scalinata fino ad arrivare alla sommità dove si scorge in pieno la sacralità del posto.

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Scalinata per sacrario Redipuglia

Nel museo della Grande Guerra viene proiettato un filmato d’epoca molto suggestivo sulle dodici battaglie dell’Isonzo. Dall’alto della strada, dove c’è il museo, un sentiero porta alla collina dove in origine era il sacrario. Molto suggestivo il percorso, che passa tra monumenti dove sorgono oggetti usati nella vita in trincea con tanto di descrizione poetica che affascina molto.

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Sentiero verso la collina dell'ex sacrario

Riprendiamo il camper nel nostro viaggio verso il Carso, ma prima di passare in Slovenia facciamo una breve tappa a Gradisca d’Isonzo (GO), sostando in viale Trieste (N 45.88585, E 13.4954) nell’area comunale alberata tra il supermercato LD e la stazione di servizio Shell, con carico e scarico comodi e gratuiti, funzionale e comoda per la visita del centro del paese che dista 200 metri, (3 posti per max 48 h.)

La scelta non è stata sbagliata, Gradisca è un paese gioiello il cui centro storico merita sicuramente una sosta.

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Gradisca d’Isonzo

Noi ne approfittiamo per fare due passi nel suo bel centro e prenderci un caffè ad uno dei suoi numerosi bar.

Arriviamo poi finalmente in Slovenia, attraversando il vecchio confine che divideva le due città di Gorizia e Nova Gorica (unita dal 2007 in un abbraccio europeo con Gorizia), dove inizia la valle della Soca (Isonzo), un mondo a parte che vogliamo esplorare.

A Nova Gorica (SLO) non abbiamo intenzione di fermarci (per chi lo volesse segnalo il camping Lijak, Ozeljan 6, Sempas, tel. 00386/5/3088557, fax 00386/5/3079619, www.camplijak.com, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), la nostra intenzione è quella di visitare solamente il monastero di Kostanjevika, di cui ho sentito parlarne un gran bene.

Ci dirigiamo al monastero, che si trova su una collina che domina la città, parcheggiando al comodo parcheggio che vi si trova (N45.95021 E13.63518).

Delusione…Il monastero è chiuso, e al campanello dove è indicato l’ingresso non risponde nessuno.

Sono le 14.00, non sappiamo se c’è una pausa o cos’altro, ma non abbiamo intenzione di aspettare oltre, quindi riprendiamo il nostro mezzo e riattraversiamo Nuova Gorica per imboccare la statale 103 in direzione Tolmin (SLO).

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Nova Gorica

La strada 103 che affonda nei monti del Carso è spettacolare, un paesaggio bellissimo in compagnia di un nastro verde che diventa sempre più smeraldo, il fiume Soca.

Risalendo la valle decidiamo di dedicare una sosta a Kanal (SLO) (ex Canale d'Isonzo). Fermiamo il camper in un parcheggio dopo il famoso ponte di pietra, accanto ad un distributore (N46.08846 E13.63302), utilizzato dai locali che scendono sul fiume per fare il bagno.

Il nucleo storico è veramente pittoresco, meritano anche gli affreschi della chiesa di Santa Maria Assunta, bello anche il colpo d’occhio dal ponte per la magnifica vista su bianchi lastroni di pietra che si affacciano sul fiume a formare celesti piscine.

Prima di ripartire una foto anche alla fontana del Nettuno che si trova al centro della piazza adiacente alla chiesa.

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Sosta contemplativa in Val Trenta a Kanal nella media valle della Soca

Riprendiamo la statale 103 verso la nostra meta, Tolmin (SLO) (ex Tolmino); il percorso di avvicinamento è molto bello. La valle si restringe e si apre ritmicamente adiacente al fiume, più celeste che mai, intrufolandosi tra alte e levigate pareti, o rimanendo imbrigliato da alcune chiuse. Poi la strada si allontana dalla Soca, portandosi in quota per poi ridiscendere nella conca dove si trova il paese.
Ci sistemiamo al Campeggio Siber (N46.180297 E13.738344), subito fuori dal paese, circa 2 Km, in direzione Bovec.
Il campeggio è piccolo e spartano, ma i servizi, seppur limitati numericamente, sono ottimi, puliti e ben tenuti, con il gestore molto disponibile alle nostre richieste. Unica nota stonata, c’è una sola palina elettrica, e se non avete abbastanza cavo può essere un problema alimentarsi.

2 Agosto

Dopo colazione prendiamo le bici e percorriamo la strada che ci porta in paese; all’andata è in discesa, ma al ritorno faticheremo un po’ con una bella salita. La cittadina, la più importante della valle, non possiede particolari richiami d'interesse; il richiamo per i turisti che arrivano qui sono sicuramente le gite in barca su lago artificiale formato dalla Soca e dall'affluente Tolminka, e la visita alle gole del Tolminka, che faremo nel pomeriggio. Stamani, dato anche la giornata nuvolosa con qualche goccia, ne approfittiamo per fare qualche acquisto per la cambusa del camper.
Ritornati al camper e dopo aver pranzato, abbiamo la bella notizia che il tempo si è rimesso e splende un magnifico sole.

Riprendiamo così le nostre bici per andare alle gole. Chi volesse può anche dirigersi con il camper all’ingresso delle gole; ma a noi è stato sconsigliato dal gestore del campeggio.

Il parcheggio è abbastanza piccolo, a 100 mt dalla biglietteria, la strada stretta, lo scambio con altri veicoli molto difficoltoso. Se proprio volete andarci con le quattro ruote il consiglio è di trovare un posto a Zatolmin e proseguire poi a piedi il kilometro che separa dalla biglietteria.

Noi come detto prendiamo le biciclette che ci portano ad attraversare l’agglomerato di case di Loce (a proposito qui da vedere c’è un cimitero austro-ungarico molto interessante, dove sono tumolati 33.000 della grande guerra), proseguendo poi su una stradina bianca che porta alla biglietteria delle gole.

La strada presenta un paio di salite, ma si fa bene anche per chi non è allenato.

All’ingresso si paga 4€, e ci viene dato un opuscolo con il percorso da seguire e le cose da vedere. Dell'escursione c'è da dire che è assolutamente da non perdere. Bella, con posti incantevoli, con forre solcate da acque meravigliose circondate da boschi. Il percorso è abbastanza agevole, adatto a tutti coloro che abbiano nelle gambe una-due ore di passeggiata.

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Sentiero turistico

Qui si raggiunge il punto più basso del Parco Nazionale del Triglav, e si ammirano fenomeni davvero unici. Nella breve Grotta orizzontale sotto il ponte del Diavolo, si trova una sorgente di acqua termale con temperatura media fra i 18,8 e i 20,8 °C (la temperatura della Tolminka varia da 5 a 9 °C). L'acqua di superficie penetra in profondità, si riscalda grazie all'energia geotermica e riaffiora in zone successive in superficie.

La Grotta è purtroppo inaccessibile, ma la sorgente termale che sbocca nella gola, si riesce a vedere se il livello della Tolminka è sufficientemente basso.

Il ponte del Diavolo (Hudičev most) è costruito sulla strada che porta ai villaggi Zadlaz-Čadrg. La strada fu costruita dagli abitanti del luogo insieme ai lavoratori della ferrovia di Bohinj, agli inizi del secolo scorso. Precedentemente i villaggi erano collegati da un sentiero stretto attraverso un ponticello nel fondo della gola. Inizialmente il ponte era di legno. Successivamente, durante il periodo di regno italiano, è stato sostituito da una struttura metallica.

C’è poi la Medvedova glava, nome dato ad un ponte naturale formato da grandi massi che chissà quando si sono inseriti fra le pareti del canyon della Zadlaščica. La roccia, ricoperta di muschio, da tempi antichi ha ispirato la fantasia di qualcuno che per la sua forma la chiamata appunto “testa d'orso”. Da non dimenticare la grotta di Zadlaz, che prende il nome dal villaggio di Zadlaz, una delle molte grotte nelle quali si sono versate le acque del ghiacciaio isontino. La grotta si sviluppa in 1140 m di lunghezza e 41 m di profondità, con tre ampie sale. Questa appartiene alla categoria delle grotte turistiche impegnative, motivo per il quale se volete visitarle dovrete farvi accompagnare da una guida speleologa e da equipaggiamento adeguato.

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Parco Nazionale del Triglav

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Il ponte del diavolo

Al termine della visita, ormai sera, riprendiamo le nostre bici per tornare in campeggio; la strada è tutta in discesa, la percorriamo bene e solo all’ingresso di Tolmin (SLO) siamo costretti a scendere e spingerla perché ormai stanchi, non riusciamo ad affrontare l’ultima salita. Durante la strada si mette anche a piovere ed arriviamo in camper abbastanza zuppi. Doccia calda e lauto pasto. Poi a nanna che domani ci aspetta una giornata impegnativa.

3 Agosto

L’escursione di oggi sarà molto impegnativa. Vogliamo andare a visitare ad Javorca (SLO) la chiesa commemorativa del Santo Spirito.

C’è da dire che il viaggio è abbastanza difficoltoso. Nel senzo che la chiesa, che si trova all’interno del parco del Triglav, si raggiunge tramite la statale che passa da Zatolmin (SLO) e che finisce ad un piccolissimo parcheggio, o meglio dire uno slargo (ci stanno appena 3 macchine), che dista circa 5-6 Km dal campeggio. Dopo di che inizia una strada bianca che in altri 7 km porta ad un altro piccolo parcheggio sotto la chiesa del Santo Spirito.

E’ impensabile andare con il camper; la strada bianca non è larga a sufficienza, ed il parcheggio al suo inizio è troppo stretto per essere utilizzato.

Una soluzione sarebbe andare a parcheggiare a Zatolmin, e proseguire poi da qui a piedi, o in bici, ma considerate che mancherebbero ancora un paio di Km all’inizio della strada bianca.
Noi decidiamo di partire dal campeggio in bicicletta; non siamo allenati, e dove non ce la faremo spingeremo la bici. E’ scomodo e faticoso, ma almeno al ritorno (l’andata sarà tutta in salita) avremo il vantaggio della discesa.

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Percorso turistico

I primi 5 Km che ci portano alla strada bianca sono sicuramente i più duri. Ci costringono più volte a scendere e spingere la bici. Una volta imboccata la strada bianca la salita si attenua un po’ e riusciamo a percorrere alcuni tratti in sella. Ripeto, noi non siamo allenati, e quello che per noi è una salita difficoltosa probabilmente non lo è per la maggior parte della gente.

Comunque alla fine, dopo molto sudore e fatica, arriviamo al parcheggio della chiesa. Qui dobbiamo lasciare le bici, perché l’ultimo tratto si può fare solo a piedi.

Prima di affrontare l’ultimo percorso, visto che oramai è mezzogiorno, ci rifocilliamo con frutta e snack.

L’ultimo tratto richiede una dura salita di una ventina di minuti, ma finalmente giungiamo ai piedi della nostra meta. Questo santuario centennale, costruito quasi interamente in legno, viene considerato il più bel monumento della prima guerra mondiale in territorio Sloveno. L’ente turistico locale ne è il custode, ed infatti, imboccata la scalinata della chiesa, ci viene chiesto un biglietto d’ingresso di 2 €, che serve per la manutenzione costante della stessa.

La chiesa fu costruita in ricordo dei militari austro-ungarici caduti sul fronte Isontino (1915-1917), ed infatti una targa sull’ingresso recita: “Questa chiesa è stata costruita durante la guerra dai membri della 3° brigata Alpina in memoria dei compagni che qui persero la vita." Costruita durante il periodo tra il primo Marzo e il primo Novembre 1916. La sua costruzione fu opera di artigiano che si trovavano arruolati nell’esercito austro-ungarico, che usarono la pietra per la mura della parte inferiore della struttura, ed il larice per quella superiore.

C’è anche un bel campanile, con lo stemma della monarchia, mentre all’esterno ci sono tutti i venti stemmi delle regioni che costituivano l’impero. E’ davvero un luogo magico.

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Chiesa Commemorativa del Santo Spirito

Un’ultima annotazione, da qui passa il Pot Miru (Il sentiero della pace). E’ un percorso di oltre 100 Km che si può fare sia a piedi che in bici, e che tocca tutti i luoghi e le vette che sono state protagoniste della Prima Guerra. In qualsiasi ufficio informazioni turistiche del Carso, saranno in grado di fornirvi cartine e spiegazioni su come affrontarlo (è stato organizzato come una sosta di Cammino di Santiago di Compostela, con tanto di timbro per le vette raggiunte).

Riprendiamo le nostre bici, e questa volta il viaggio è di tutto riposo, essendo in discesa, che ci permette di arrivare abbastanza presto in campeggio.

Visto che la giornata è ancora lunga, decidiamo di fare una tappa che in programma avremmo fatto domani. Prendiamo quindi il camper, lasciamo il campeggio (vi torneremo stasera), e ci dirigiamo verso Cerkno (SLO), per visitare l’ospedale partigiano di Franja.

Da internet abbiamo letto che la visita si conclude alle 18.00 quindi abbiamo tutto il tempo.

Arriviamo e parcheggiamo al punto di sosta N46.15004 E14.027026 che è di fronte ad un bar ristorante.

Seguiamo poi il sentiero che corre lungo il fiume e che in breve tempo ci porta all’ingresso dell’ospedale (5 € il ticket). Questo era un ospedale segreto, nascosto nelle montagne, di difficile accesso, non c’erano le comode passerelle che oggi ci permettono di raggiungerlo con relativa facilità. Qui venivano curati i partigiani sloveni che combattevano contro i nazisti, ma anche gli alleati. I malati venivano portati con lettighe passando proprio sul fiume o addirittura issati con corde dove era possibile. L’ospedale prese il nome dalla dottoressa Franja Bojc Bidovec, che fu quella che lo diresse più a lungo, e per quanti sforzi fecero i nazisti, l’ospedale non fu mai individuato.

Un’alluvione nel 2007 lo distrusse quasi completamente, ma nel 2010 fu interamente ricostruito, ed oggi aggirandosi per le capanne, tabelle esplicative, in sloveno ed inglese, ci fanno rivivere la vita di quei giorni di tutti quegli uomini.

Vi assicuro che dopo la visita, vi verrà voglia di andare su internet a leggere la storia di quella gente che visse e si sacrificò in quei posti. Una visita da non mancare.

Terminato il giro riprendiamo il camper e ritorniamo al campeggio di Tolmin (SLO) dove passeremo la notte per proseguire domani per Caporetto (SLO).

Il diario di viaggio continua nella pagina seguente

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