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Un tour alla scoperta della Francia in camper 

francia2018 giuliano

Ecco l'itinerario in camper realizzato da Giuliano e Anna di Verona, amici storici di Vacanzelandia (trovate tanti diari di viaggio da loro realizzati - indice GIULIANO di Verona - clicca QUI), questa volta alla scoperta della FRANCIA, e come scrivono loro "tra la Gallia Celtica e quella Belgica, mescolando il sacro e il profano, scoprendo o ritrovando le incredibili cattedrali gotiche, i borghi fuori dal tempo, i meravigliosi castelli e gli invitanti sapori." 

mappa tour francia 2018 640s

"Gallia est omnis divisa in partes tres" scriveva Giulio Cesare. Viaggio oltralpe seguendo in parte le sue orme, ma con minori ambizioni, senza legioni al seguito ed escludendo le puntate in Bretagna e Britannia: la Bretagna perché già ben visitata in passato e la Britannia perché esula dai nostri interessi. Moltissimi anni fa, “quando del tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte”, ebbi proprio in Francia il mio battesimo di fuoco come camperista alle prime armi e senza alcuna esperienza. Le mete furono nientemeno che Parigi e i Castelli della Loira: scelte ambiziose, dettate dall'inesperienza e dall'eccitazione del neofita . Non c’erano navigatori né internet e tanto meno diari da cui trarre ispirazioni e suggerimenti, e neppure tantissimi camper in verità ma, forse proprio per questo, fu una bella avventura. Per noi rappresentò qualcosa di epico, di pionieristico, considerando che non eravamo mai stati all’estero. Tornammo ebbri di felicità e di entusiasmo. Da allora ci sono tornato o passato più volte (per andare in Spagna o in Portogallo, o per visitare i mercatini alsaziani) ma sempre con mete mirate, non con un progetto di insieme preciso.

Questa volta, piluccando tra i diari, ho deciso di combinare un mix di nuove esplorazioni e rivisitazioni di alcuni luoghi che mi erano particolarmente piaciuti. Un itinerario, per dirla con Cesare, tra la Gallia Celtica e quella Belgica, mescolando il sacro e il profano, scoprendo o ritrovando le incredibili cattedrali gotiche, i borghi fuori dal tempo, i meravigliosi castelli e gli invitanti sapori. Giunto all'età che suol convivio, sono arrivato alla conclusione che è meglio officiare a Bacco piuttosto che sacrificare a Esculapio, approfittando anche del fatto che la Francia ha molto da offrire in questo campo. Il tutto attraversando delle regioni stupende e godendo della ammirevole organizzazione del plein air che i francesi mettono a disposizione. Non ho particolari sudditanze psicologiche verso i nostri cugini d’oltralpe, che talvolta sono un po’ altezzosi, ma quando c’è da riconoscere un merito bisogna farlo, con onestà intellettuale.

Un tour alla scoperta della Francia in camper 

francia2018 giuliano

Ecco l'itinerario in camper realizzato da Giuliano e Anna di Verona, amici storici di Vacanzelandia (trovate tanti diari di viaggio da loro realizzati - indice GIULIANO di Verona - clicca QUI), questa volta alla scoperta della FRANCIA, e come scrivono loro "tra la Gallia Celtica e quella Belgica, mescolando il sacro e il profano, scoprendo o ritrovando le incredibili cattedrali gotiche, i borghi fuori dal tempo, i meravigliosi castelli e gli invitanti sapori." 

mappa tour francia 2018 640s

"Gallia est omnis divisa in partes tres" scriveva Giulio Cesare. Viaggio oltralpe seguendo in parte le sue orme, ma con minori ambizioni, senza legioni al seguito ed escludendo le puntate in Bretagna e Britannia: la Bretagna perché già ben visitata in passato e la Britannia perché esula dai nostri interessi. Moltissimi anni fa, “quando del tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte”, ebbi proprio in Francia il mio battesimo di fuoco come camperista alle prime armi e senza alcuna esperienza. Le mete furono nientemeno che Parigi e i Castelli della Loira: scelte ambiziose, dettate dall'inesperienza e dall'eccitazione del neofita . Non c’erano navigatori né internet e tanto meno diari da cui trarre ispirazioni e suggerimenti, e neppure tantissimi camper in verità ma, forse proprio per questo, fu una bella avventura. Per noi rappresentò qualcosa di epico, di pionieristico, considerando che non eravamo mai stati all’estero. Tornammo ebbri di felicità e di entusiasmo. Da allora ci sono tornato o passato più volte (per andare in Spagna o in Portogallo, o per visitare i mercatini alsaziani) ma sempre con mete mirate, non con un progetto di insieme preciso.

Questa volta, piluccando tra i diari, ho deciso di combinare un mix di nuove esplorazioni e rivisitazioni di alcuni luoghi che mi erano particolarmente piaciuti. Un itinerario, per dirla con Cesare, tra la Gallia Celtica e quella Belgica, mescolando il sacro e il profano, scoprendo o ritrovando le incredibili cattedrali gotiche, i borghi fuori dal tempo, i meravigliosi castelli e gli invitanti sapori. Giunto all'età che suol convivio, sono arrivato alla conclusione che è meglio officiare a Bacco piuttosto che sacrificare a Esculapio, approfittando anche del fatto che la Francia ha molto da offrire in questo campo. Il tutto attraversando delle regioni stupende e godendo della ammirevole organizzazione del plein air che i francesi mettono a disposizione. Non ho particolari sudditanze psicologiche verso i nostri cugini d’oltralpe, che talvolta sono un po’ altezzosi, ma quando c’è da riconoscere un merito bisogna farlo, con onestà intellettuale.

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Per attraversare le Alpi, abbiamo scelto il valico del Monginevro con i suoi bellissimi panorami, partendo da Verona, Alessandria e tagliando fuori Milano e Torino. Si fanno un po’ di km. in più ma si risparmiano tempo e traffico. Il viaggio, in Francia, è stato di 4.000 km. circa ai quali aggiungere, per noi, altri 850 km. da Verona al confine e ritorno.
Ve lo racconto: hai visto mai che a qualcuno possa interessare e trovare di qualche utilità queste note.

AUTUN2Viaggio tranquillo e veloce fino al valico del Monginevro che non avevo mai superato. Non é molto impegnativo e si arriva rapidamente in Francia. Alla frontiera deiAUTUN1 gendarmi dall’aria annoiata ci hanno fatto passare senza problemi. Abbiamo attraversato una verdissima vallata ricca di pascoli e bianche giovenche che si alternano a fitti boschi e abbiamo pernottato in autostrada prima di Grenoble in una delle attrezzatissime aree di sosta. Aggirata la caotica Lione, prima tappa AUTUN (F). Una discreta cittadina con una chiesa in totale restauro e, a mio avviso, già oggetto di qualche rimaneggiamento considerando che le pietre sembrano appena uscite dal marmista. Ripulire le pietre riportandole al nitore originario, a mio avviso, non è la scelta più indovinata, perché si rischia l’effetto contrario: troppo nuove per essere autentiche. Ha una bella e vasta piazza con dei curiosi alberi con le chiome potate a cubo, tecnica che ritroveremo anche in altre città. Molto bello il palazzo dell’accademia militare, ma purtroppo non visitabile internamente. Forse stavano celebrando un matrimonio, perché parcheggiate davanti al cancello c’erano una sfilza di Citroên degli anni ’40 e ’50 addobbate di fiori. Si può fare una piacevole passeggiata nelle vie del centro. Discretamente conservata la porta romana nella cinta muraria. Non imperdibile. (46.962665/004.305812 nel parcheggio del supermercato Lecler).

VEZELAY2Non lontana, su un colle, la graziosa VÉZELAY (F). Salda sul cocuzzolo la bella chiesa romano gotica è stata vittima delle molestie di quel pasticcione di Viollet Le Duc.VEZELAY1Osservandola, mi ha ricordato il commento che fece Rossini dopo aver ascoltato il pezzo di giovane compositore di scarso talento ma che si credeva un valente innovatore: “C’è del nuovo e c’è del bello; ciò che è bello non è nuovo, ciò che è nuovo non è bello”. Però nonostante tutto, merita la faticosa scarpinata per arrivarci. La bella facciata con il timpano e le undici statue, le alte vetrate, il massiccio campanile, compensano la fatica. Il paese era anche un punto di incontro per i pellegrini che giungevano dal Nord per affrontare il lunghissimo Cammino di Santiago sostenuti da una fede incrollabile o gravati da una coscienza non proprio immacolata. Molti i negozi che si affacciano sulla via principale, oltre agli immancabili bar e ristoranti. Poca paccottiglia, bella roba di qualità. (47.462616/003.743653 vasto parcheggio prossimo al paese).

NOYERS1Lunga tirata sulle tranquille, ma non larghissime, strade dipartimentali attraversando la opulenta e ondulata campagna punteggiata di boschi dai quali spuntano i tetti di microscopici villaggi. Arrivo all’incantevole NOYERS-SUR-SEREIN (F).NOYERS2Un “antico” borgo medievale, se mi passate la tautologia, lasciato come Dio comanda: ben tenuto, ma non rifatto. Le case, molte a graticcio, mostrano i segni del tempo senza imbarazzo, lasciandosi ammirare in tutto il loro charme. Gli angoli e le piazzette, l’acciottolato irregolare e i portici restituiscono un’atmosfera medievale quasi intatta. Perfino il tempo sembra scorrere più lentamente. Anche i negozi e le botteghe artigiane sembrano seguire questa logica: non sono moltissimi, nessuno espone il ciarpame caro al turista della domenica, ma propongono oggetti d’arte o di artigianato di un certo pregio e non hanno l’aria di inseguire il profitto ad ogni costo. Gran bel posto. (47.694284/003.743653 ottimo parcheggio ombreggiato).

 

Arrivare a FONTAINEBLEAU (F) di domenica a mezzogiorno non è la scelta più brillante da compiere e ho penato parecchio per trovare un posto, ma alla fine mi sono sistemato bene e ho trascorso la notte tranquillo, con poco traffico e poco rumore. La reggia è “una reggia” nel FONTAINEBLEAU2senso pieno del termine. Oggi fanno parte della tenuta i vasti giardini con le immancabili fontane, ma gran parte del bosco è tornato demaniale. Fu edificata come casino di caccia, inglobando una sterminata foresta ricca di selvaggina. Finì per essere un casino e basta.FONTAINEBLEAU1 Maestosa e magnifica, con grandi saloni e camere superbe, fu anche la residenza preferita di Napoleone che la riempì dei simboli del suo ego smisurato, assecondato da interessati cortigiani, e finendo per scadere spesso nella pacchianeria. Geniale e visionario e a suo modo innovatore come pochi altri nella storia, nella vita quotidiana non riuscì mai a liberarsi del tutto dalle sue origini piccolo borghesi. Rimangono comunque, lui e la reggia, tra i più significativi simboli di Francia. Anche il resto della città non è affatto da sottovalutare e abbiamo approfittato della giornata di mercato per ammirare i palazzi sontuosi lungo la via principale. (48.400034/002.695405 lungo il viale alberato a 100 metri dalla reggia).

VAUX LE 2Da anni avevo la curiosità di visitare il fatale castello di VAUX-LE-VICOMTE (F) che ha segnato l’apoteosi di Nicolas Fouquet, l’abile ministro delle finanze di Luigi XIV, che ebbe l’ardire e l’imprudenza di voler sorprendere il re suo ospite organizzando una festa grandiosa come non se n’erano mai viste: con spettacoliVAUX LE1 pirotecnici e giochi d’acqua, in cui gli oltre mille commensali furono serviti con stoviglie d’oro. Due settimane dopo era in catene e sotto processo per malversazione. Il rancoroso Luigi lo fece condannare all’ergastolo accusandolo di essere un ladro (bei tempi, quelli). Un errore grossolano e incredibile da parte di un uomo tanto astuto e prudente. A perderlo contribuì quel tirapiedi di Colbert, suo braccio destro e, poi, suo successore. La villa, degna di un uomo tanto potente, è di una eleganza straordinaria, con simmetrie perfette e di singolare buon gusto. Magnifici gli arredi, dai mobili agli arazzi, dalle tappezzerie ai dipinti e il tutto inserito in giardini immensi ricchi di fontane e di enormi vasche. Le opere idrauliche per realizzarle sono talmente ingegnose e complesse che ancora oggi sembra sia possibile rimetterle in funzione. Le due grandi dependance che fanno ala al castello, furono adibite ad ospedale militare durante la Grande Guerra e oggi ospitano un interessante museo delle carrozze. Come Fontainebleau, non dista molto da Parigi e vale sicuramente la breve deviazione. (568863/002.713589 grande parcheggio di fronte alla villa).

REIMS2Rieccoci a REIMS (F). La strada per arrivarci attraversa una bella campagna, ma non abbiamo notato i celeberrimi vigneti che ne hanno fatto la capitale mondiale dello champagne. Ci sono, in compenso, molti corsi d’acqua… C’eravamoREIMS1 stati molti anni fa, ma l’emozione davanti alla cattedrale che ha visto l’incoronazione di tutti i re di Francia ed è stata testimone della storia di questo paese, è stata la stessa. È stupenda dentro e fuori e tra le innumerevoli sculture e le splendide vetrate dei tanti rosoni c’è da perderci la testa. Ogni volta sono sorpreso e affascinato da quelle volte slanciate e leggere che sembrano sollevarti e librarti in aria e nel contempo farti sentire così piccolo.
Questa volta, dopo averla rivisitata dentro e fuori, abbiamo dedicato del tempo a ciabattare per il centro, che non è affatto male. Abbiamo anche raccolto il guanto di sfida di una delle tante e fornitissime boulangerie della zona, tenendo alto l’onore italico. (49.245147/004.027551 bel parcheggio all’ombra vicino allo stadio, non vicinissimo alla cattedrale, ma nemmeno troppo distante).

Circa 180 km di campagna a perdita d’occhio e vaste coltivazioni di tabacco, grano, mais ed eccoci in campeggio ad AMIENS (F). Stranamente, è raro trovare delle fattorie isolate in mezzo alla campagna anche quando l’uniformità delle colture farebbe pensare ad un unico proprietario. Tappa tecnica, ma non solo. Dal campeggio, davanti al cancello, si può prendere il bus n.9 e arrivare in centro a due passi dalla cattedrale. In alternativa, col n.8, si arriva ugualmente in centro, ma dopo aver visitato, per la modica cifra di 1.40 € i vasti dintorni della città. Se la giornata è limpida forse si possono vedere le spiagge dello sbarco. Un giro pazzesco: pensavo di essere salito su un mezzo della FLIXBUS perAMIENS2 errore. Non ricordo perché ho inserito questa città nel viaggio, ma raramente una scelta è stata più azzeccata. É la AMIENS1cattedrale più grande di Francia ed è meravigliosa. Dopo un po’ che in una piazza fotografavo i particolari di un portale dalla incredibile lavorazione, mi sono accorto che si trattava del transetto, cioè la porta di “servizio”. La facciata principale non è descrivibile con i comuni aggettivi, bisogna vederla. Che razza di artisti fossero quegli “scalpellini”, lo si può comprendere solo davanti a queste opere. All’interno, altissimo, i rosoni, le vetrate, le balaustre delle finestre si contendono l’attenzione di chi entra. Gli archi hanno un’altezza che sembra sfidare le leggi naturali e forse per questo, gli amanti del genere, hanno ipotizzato che “l’inventore” del gotico, uno stile che compare improvvisamente e non sembra l’evoluzione di altri, fosse un extra terrestre. Si sarebbe tentati di credergli, ma in realtà l'arco a sesto acuto è mutuato dall'architettura mediorientale e tracce se ne trovano in quella romanica. Conserva la reliquia della testa di S. Giovanni Battista: come i crociati siano riusciti ad individuarla dopo 12 secoli dal drammatico distacco, non è dato sapere. I pataccari contendono alle peripatetiche il primato di mestiere più antico del mondo. A fianco dalla cattedrale si sviluppa il pittoresco quartiere di St. Leu, circondato da un canale, con le sue variopinte case ad un solo piano, i grandi vasi di fiori e le innumerevoli botteghe e locali in cui si può pranzare spendendo il giusto. Non manca, ovviamente, la sciccosa via del cazzeggio. Anche il tempo è stato meraviglioso in questa bella città. Camping Parc de Cignes (49.921757/002.256599).

BEAUVEAIS2Una settantina di chilometri ed ecco BEUVEAIS (F). La sua cattedrale dicono sia la più alta di Francia e la sua storia un po’ assomiglia quella di Babele. Non paghi di averla fatta così grande, vollero aggiungere altro e gli crollò in testa, due volte. I maestri che costruirono queste fantastiche cattedrali dovevano essereBEAUVEAIS1 davvero orgogliosi del loro talento: l’arditezza di certe soluzioni ancora oggi non cessa di stupire. Al suo interno c’è un bellissimo orologio astronomico con figure in movimento che è anche un capolavoro di meccanica. Se il rinascimento fu il momento in cui si concentrarono i massimi pittori e scultori, i due secoli che lo precedettero videro artisti straordinari di cui talvolta non si hanno notizie certe, a parte alcuni che "firmarono" le loro opere. Il centro della cittadina è assai godibile e la bella piazza del municipio, pur se di epoca non antecedente il XIX secolo mostra armoniosi palazzi e le vie intorno una interessante pavimentazione di porfido di vari colori. Immancabile il giro nella zona pedonale. (49.424760/002.090848 bel parcheggio con c.s. Sembra scomodo, ma la cattedrale è ai piedi della collina a una ventina di minuti).

ETRETAT2Ancora 170 km. e siamo in Normandia ad ammirare le falesie a ÉTRETAT (F). Dal parcheggio in 20 minuti a piedi si arriva alla cittadina e, alle sue spalle, le famose falesie e gli spettacolari archi naturali. Ovviamente li ho fotografati, ma con ben diverso effetto rispetto ai quadri di Gustave Courbet. Il fotografo, inETRETAT1fondo, è un pittore mancato o, se vogliamo, impaziente. Chi non vuole andar di gambe, può prendere il trenino e fare un giro panoramico. Speravamo di cenare ammirando il tramonto dalla scogliera e magari l’indomani, puntando la sveglia, attendere che “dal bel trono suo l’alba sorgesse”, ma si trovano alla fine del paese e ci si arriva solo a piedi, tra l’altro abbastanza distante dall’area di sosta. Da vedere, se si viene in Normandia. Camminare sui ciottoli della spiaggia non è facile, ma è il modo migliore per ammirare il gli archi naturali. Un ripido sentiero conduce sopra le falesie e offre un fantastico panorama. Anche il paese, pur nella sua spiccata vocazione turistica, è molto carino e vivace. Sconsiglio i fine settimana: di giovedì c’era mezzo mondo. (49.700425/000.215981 c.s. a fianco del campeggio municipale).

BEAUVRON1La scelta di usare le strade nazionali per i trasferimenti, stavolta non si è rivelata azzeccata. Tutti i TIR di Francia si erano dati convegno nel chilometro di superstrada a 6 corsie che passa davanti al porto di Le Havre. Quando siamo riusciti a venirne fuori, a mia moglie si notava ormai la ricrescita. Un incubo. A parte loBEAUVRON2 splendido e ardito “Ponte di Normandia”, questo tratto di strada non mi resterà nel cuore. A Rouen, nel pomeriggio, c’è mancato poco di riviverlo, perché anche lì è stata tosta. La meta era BEUVRON-EN-AUGE (F). Se sia davvero il più bel villaggio di Francia come affermano le guide, non saprei dire, ma che sia bello è vero. Tutto si esaurisce lungo la piacevole via principale con le sue case a graticcio e nella caratteristica piazzetta in centro al paese. Stando ai numerosi parcheggi, la sensazione è che sia una meta apprezzata e anche quello dedicato ai camper era abbastanza pieno. Se valesse i chilometri, la coda pazzesca e le stradine non proprio a misura di camper è una domanda legittima, ma avendo in programma anche altri posti della Normandia, ho scelto di inserirlo. (49.185936/000.049575 un grande parcheggio e, vicino, il c.s.).

BAYEUX1A una sessantina di km. c’è BAYEUX (F) la prima città liberata dagli alleati. Ha una meraviglia di cattedrale costruita su una chiesa preesistente con archi a tutto sesto sormontati da altri tipicamente gotici. Ben cinque portali lavorati magnificamente. Nella cripta degli affreschi ancora ben conservati. All'esterno innumerevoli pinnacoli scolpiti e slanciati contrafforti. I raccapriccianti doccioni, tipici del gotico, con i mostri che sembrano balzare sui passanti. Ma il pezzo pregiato, che si trova in un museo dedicato, è il fantastico arazzo lungo settanta metri che racconta con vivacità eBAYEUX2realismo la storia dell’invasione dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore. Ha 10 secoli ma i colori sono praticamente intatti. La zona pedonale attorno al canale, offre un gradevole intermezzo per curiosare tra i negozi del centro. Il mercato, di sabato, offre invitanti opportunità per degustare, preparate al momento, innumerevoli pietanze tipiche e non. Ostriche e astici sono il piatto forte oltre ad enormi padelle in cui cuociono una sorta di paella rivisitata alla francese. Gremitissimo. (42.27634/000.712541, è il nuovo parcheggio per camper, quello in centro non è più utilizzabile).

 

Abbiamo deciso di rivedere la "Reggia" per antonomasia, però niente strade nazionali ma la comoda autostrada per percorrere i circa 240 km. che ci separavano. Le aree di sosta che mi ero segnate, non sono più agibili ai camper e di parcheggiare nel viale che porta alla reggia, come feci la prima volta, nemmeno provarci, VERSAILLES1perciò a VERSAILLES (F), dopo vari tentativi, ho optato per il campeggio. Si tratta dello sgangherato Huttopia, inserito in un bosco in pendenza. Ci sono alberi alti che danno una piacevole ombra, con servizi essenziali e un tribolato percorso per arrivarci dovuto alle strade strette e alle deviazioni per i lavori in corso: l’incubo dei camperisti. Abbastanza distante anche dalla fermata del bus (171) per arrivare alla reggia. Se non vi piace il campeggio e la vista del palazzo reale vi ha risvegliato manie di grandezza, per gli stessi soldi, potete pernottare nella Camera della Regina chiedendo direttamente in biglietteria. A Versailles si VERSAILLES2respira ancora la “grandeur” di Luigi XIV: costa tutto il doppio. Abbiamo fatto il biglietto che comprende tutto il cucuzzaro. E così ci siamo ammazzati di fatica in una giornata torrida dopo tre ore di coda nel piazzale e altrettante quasi tra visitare il giardino e trovare il fottuto villaggio (scusate il francesismo) dove la regina giocava a fare la contadinella. Questo capriccio, però, oggi ci consente di vedere com’erano le case dei contadini del XVI e XVII secolo. Se gli esterni rispecchiavano fedelmente l’essenzialità e lo spirito bucolico ricercato dalla "vispa" Maria Teresa, una volta dentro la musica cambiava. Il lusso tornava ad essere protagonista perché, in fondo, la regina era pur sempre la regina anche se indossava grembiuli e crinoline. C’era talmente caldo, che persino le capre, le galline e gli altri animali erano stremati e si contendevano la poca ombra sotto un sole impietoso. Parlare di Versailles è come parlare del Colosseo, tutti sanno cos’è e dov’è. Lo splendore più ridondante e lo scialo più indecente perpetrati da un re megalomane e di scarsa intelligenza, sono oggi ad affascinare chi come noi non può non ammirare tanta bellezza, sorvolando su chi ha pagato quel conto. Come disse Orson Welles ne “Il terzo uomo” l’avidità, l’arrivismo, la sete di potere, hanno prodotto il Rinascimento; cinquecento anni di pace, in Svizzera, hanno prodotto l’orologio a cucù. Sotto voce, perché parlare male di Versailles è come sparlare di Garibaldi, neppure stavolta mi hanno appassionato il Piccolo e Grande Trianon: delle regge in miniatura, di dubbio gusto. Purtroppo devo ammettere di avere fatto le peggiori foto della mia carriera, ma la ressa era tale da frustrare qualsiasi  tentativo. Tutti i giapponesi che non sono andati a vedere i fiordi in Scandinavia, erano nei saloni della reggia a farsi i più improbabili selfie e te li ritrovavi sempre davanti all’obiettivo. Il fatto è che d’estate non ci sono giorni che non siano di punta. Comunque è un’esperienza da non mancare: molto, anche della nostra storia è passato da lì. 
Campeggio Huttopia (48.794130/002.160810).

CHARTRES2Oggi ho rincontrato una vecchia fiamma che non vedevo da oltre vent’anni: CHARTRES (F). L’ho ritrovata esattamente come ci eravamo lasciati, splendida. Forse lei ha trovato me un po’ imbolsito, ma ugualmente entusiasta. D’altronde solo i capolavori sfidano il tempo. Delle tante cattedrali che ho visto e ammirato è quella che più mi è rimasta nel cuore.CHARTRES1 L’interno è una Bibbia scolpita, ma anche un Vangelo secondo me. La cripta è molto grande e custodisce il velo della Madonna, un’altra delle miracolose reliquie individuate dai crociati, ma è visitabile a orari prestabiliti. Solo le vetrate e i rosoni dove sono inserite, meriterebbero un capitolo a parte, per non parlare del coro che circonda l’altare maggiore. I due campanili, di fattura e di altezza diversa catturano l’attenzione del visitatore al pari dei portali sia della facciata principale che di quella laterale. Gli aggettivi per descriverla trovateli voi: io sono troppo di parte. Nella zona della cattedrale ci sono alcuni bei negozi di antiquariato e di arte e altri posti piacevoli nel centro che si sviluppa attorno alla chiesa. Ho parcheggiato abbastanza vicino alla cattedrale in una strana zona riservata ai bus, ma lo consiglio con qualche riserva, perché il posto non è gran che (48.449555/001.482657).

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La VALLE DELLA LOIRA. Chiamala cotica. Una concentrazione di ville e castelli che non ha uguali al mondo e si sviluppa per 350 km. attraversati da vari fiumi più o meno importanti.

SULLY2Famosa, anche, per i vigneti e le cave (cantine) dove sono messi a invecchiare. Alcune di queste grotte risalgono a tempi immemorabili e sono vastissime. Abbiamo iniziato da SULLY-SUR-LOIRE (F). Taluni lo definiscono il primo castello della Loira, in senso geografico, e perciò abbiamo deciso di cominciare da lui. Tre(cento) casettine dai tetti aguzzi, un verde praticello (30 ettari) e un esiguo ruscello (Loira)….Sully. ASULLY1 differenza di Rio Bo, non ha una stella, ma un bel castello costruito inizialmente per difesa, con le torri rotonde per deviare i colpi, e successivamente eletto a comoda residenza. Non immenso ma godibile. Al piano nobile alcune belle stanze sono arredate sfarzosamente, a quello ignobile solo ritratti (non certo di Raffaello) di imbelli cicisbei dall’aria equivoca in improbabili pose da condottieri. Si accede da un ponte in pietra perché è circondato da un fossato, come si conviene ad un castello, e da giardini con i fiori sfiniti dal caldo. Giovani ragazze in costume simil-medievale intrattengono le scolaresche con storie affascinanti di dame e cavalieri, di amori e audaci imprese sulla scia dell’Ariosto che ben si addice all’ambiente; o almeno credo, da quel poco che ho inteso e osservando i visi rapiti dei bambini. (47.770711/002.384673 grande parcheggio con c.s. a 500 m.).

CHAMBORD2Una settantina di chilometri e rieccoci a CHAMBORD (F). Fu una delle mete del nostro primo viaggio in camper e come allora abbiamo provato lo stesso stupore nel trovarcelo davanti. Scenografico come nessun altro, con quella immensa terrazza e le possenti torri a lato ad accogliere e sorprendere l'ospite. Progettato (forse) da Leonardo magari per sdebitarsi della munifica ospitalità di Francesco I, è un insieme bizzarro eCHAMBORD1 armonioso irto di straordinarie cupole e splendidi pinnacoli che lo fanno primeggiare senz’altro su tutti gli altri, anche per la grandiosità dell’insieme. Fu persino deviato un fiume per realizzarlo.
L’ingegnosa doppia scala ad elica, probabile frutto dell'ingegno di Leonardo, è un capolavoro e gli innumerevoli locali che le si sviluppano intorno nei vari piani, hanno i soffitti a cassettoni, ma non di legno, bensì in pietra lavorata. Le stanze che conservano arredi di pregio sono meno di quanto sembra però il contenitore ben compensa il contenuto. Peccato che una parte della facciata sia stata coperta da impalcature. È il castello della Loira per antonomasia. Anche questo nasce come casino di caccia e poi sappiamo com’è finita. (47.618865/001.511471 un parcheggio per camper che sembra lontano, ma in realtà, a piedi, prendendo una stradina si arriva al castello in 5 minuti). 

BLOIS1BLOIS2Meno di 20 km. ed ecco BLOIS (F), residenza di re fino alla fine del ‘500, ha una bella reggia con una monumentale scala a chiocciola racchiusa in una torre ottagonale con un camminamento intorno. Favolosa.
Molte delle belle stanze conservano i mobili originali, qualche preziosa armatura, i quadri e gli arazzi. Ovviamente gli occupanti che si sono avvicendati hanno apportato nel tempo delle modifiche e perciò si sovrappongono vari stili. D'altronde, anche allora le case venivano ristrutturate e ammodernate e non è raro che addirittura intere pareti siano state imbiancate cancellando gli affreschi per poi essere ridipinte o tappezzate o dei muri abbattuti per ampliare le stanze. Molti dei manufatti o delle sculture che ornavano il palazzo e sono crollate, sono esposte in varie sale. Una cosa originale ma che consente di apprezzare da vicino il talento degli artigiani dell’epoca. Ci visse anche la colta e smaliziata Caterina de Medici, sposata da Enrico II per garantire alla Francia l'accesso ai prestiti dei banchieri fiorentini. Moglie e madre di re, ha sulla coscienza la famigerata Notte di S.Bartolomeo e il massacro dei protestanti. Nel complesso non è sfarzosissima e neppure esagerata, ma ha avuto un passato torbido di intrighi e delitti che la circonda di un’aura cupa che nemmeno la convulsa luce di luglio riesce a dissipare. Il centro, che si sviluppa tra la cattedrale, la reggia e il fiume offre un piacevole e interessante diversivo da non trascurare: in fondo non ci sono solo cattedrali e castelli da ammirare. (47.589403/001341350 parcheggio consigliato solo a chi ha, come me, un camper che non supera i 6 metri).

CHAUMONT2Non molto distante, a una ventina di chilometri, il castello di CHAUMONT (F). Gli editori di guide, si sa, affidano a estensori locali la compilazione delle varie voci e costoro spesso scivolano nel campanilismo. IlCHAUMONT1 castello di cui sopra, con le tipiche torri rinascimentali, troneggia in un parco bellissimo, con alberi immensi e molte aiuole di fiori proletari che sembravano pietire un po’ d’acqua. È comunque gradevole da vedere, ha finiture aggraziate e una bella posizione: si sviluppa su tre lati e il cortile interno è una terrazza sulla Loira e i suoi boschi a perdita d’occhio. Nel cortile c’è un pozzo molto profondo con un’eco impressionante, ma il suo interno non offre molto di particolarmente interessante, come quasi tutti quelli che sono abitati dai proprietari, cosa di cui mi sono accorto dopo. Nella vastissima tenuta ci sono vari complessi, le enormi stalle, la serra tropicale e le altre, oltre alle case dei contadini e di quanti lavoravano nella tenuta. Molte sale del castello e le varie dependance sono adibite a mostre di artisti contemporanei, qualcuno interessante altri un po’ meno. Secondo la guida è uno dei più pregevoli della zona, ma per quanto mi riguarda se avessi potuto ottenere il rimborso dell’esoso biglietto lo avrei fatto. Magari anche i soldi spesi per la inaffidabile guida. (47.482391/001.188285 un parcheggio tollerato vicino al fiume).

CHENONCEAUX2Oggi spetteguless: parliamo di donne. Argomento sempre interessante e mai così appropriato come al cospetto del castello di CHENONCEAUX (F). Le molte dame che si sono avvicendate tra queste muraCHENONCEAUX1 hanno lasciato una delicata ma significativa traccia del loro passaggio, impreziosendolo di nuovi particolari. Dalla raffinatezza per il gusto del dettaglio che si esprime in sapienti frivolezze, è anche evidente che si sia trattato di donne dalla spiccata personalità.
Enrico II ne fece dono alla sua favorita, quella straordinaria nave scuola di Diane di Poitiers che, più grande di lui di vent’anni, lo svezzò ai giochi amorosi quando aveva 14 anni e rimase in carica come amante ufficiale per ben 26. Un record anche a quell’epoca. Sfrattata dalla vendicativa Caterina de Medici, si deve a quest’ultima la splendida galleria di gusto fiorentino. Di gran classe arredi e gli innumerevoli arazzi che impreziosiscono le stanze. I pavimenti e le tappezzerie, le sculture e i dipinti portano la firma (oggi diremmo il logo) di queste gentildonne che scialacquavano con disinvolta signorilità denari che certo non si erano guadagnate, a parte la sunnominata Diane che se li era sudati nell’alcova. I bellissimi giardini che stanno ai lati del castello confermano il tocco di una mano gentile, come il labirinto, dove non è difficile immaginare quel satiro di Francesco che insegue la sua stagionata ninfa. Andateci. (47.330009/001.069104 solo parcheggio diurno. 47.329145/001.087283 piccolo campeggio a 1 km. economico e tranquillo).

AZAY1Ancora una manciata di chilometri ed ecco uno dei gioielli della Loira: AZAY-LE-RIDEAU (F). Costruito con i denari dei contribuenti da un ministro delle finanze che avrebbe fatto la sua porca figura anche ai giorniAZAY2 nostri, quel furfante mano lesta di Gilles Berthelot, il castello è uno dei più raffinati che ci siano. Per descriverlo, più che una penna servirebbe un pennello. Ad accogliere gli ospiti a piano terra dei grandi e ariosi saloni di eccellente fattura. Le stanze, ai piani superiori, sono molto ampie, luminose e arredate con gusto squisito. I cassettoni, i pannelli alle pareti, le tappezzerie, gli arazzi, le sontuose camere con i grandi camini lavorati, tutto contribuisce a farne una dimora tra le più eleganti di quelle che ho visto. Uno dei vezzi dell’epoca era stupire gli ospiti con eccentricità e oggetti meccani che anticipavano i nostri automi. Questo in particolare a tavola, dove dei complicati congegni facevano comparire le portate ruotando i piatti per mostrali ai convitati, o addirittura muovevano degli animali impagliati. Incredibile. Visitando le cucine, cosa che consente di rendersi conto della vita quotidiana in questi manieri, ho potuto ammirare un ingegnoso sistema idraulico per approvvigionare il castello di acqua e far defluire quella usata.
Costruito in mezzo all’acqua, sfruttando il fiume Indre sono stati creati dei ruscelli che attraversano tutta la tenuta e dei laghetti disseminati nel giardino, non vastissimo ma curato in modo impeccabile con un’ampia varietà di piante. Impossibile tralasciarlo. All’uscita, una bella strada acciottolata vi accoglie per accompagnarvi nel borgo che pare una pertinenza del castello. Visitatelo e magari anche la curiosa chiesetta composta da due chiese affiancate di epoca diversa che all’interno formano un tutt’uno, ma hanno due altari. (47.350990/000.850620 una balorda area di sosta per accedere alla quale bisogna fare una tessera e poi convalidarla e non è detto che funzioni. Confina con un campeggio).

LANGEAIS2Per l’estensore della mia guida, un infingardo del quale ho imparato a non fidarmi, LANGEAIS (F) non è evidentemente meritevole di una sosta, né come maniero né come paese. Al contrario, paese e castello LANGEAIS1fanno un tutt’uno assai gradevole. La destinazione originaria era di farne un fortilizio più che una residenza, ed infatti sono poche le concessioni a capricci estetici ma quelle poche, di probabile aggiunta successiva, ne ingentiliscono l’aspetto militaresco. Gli interni, per contro, sono assai preziosi. Le grandi camere sono arredate con cassapanche e armadi che straordinari ebanisti hanno intarsiato in maniera mirabile. Bauli- casseforti di ingegnosa fattura con complicati meccanismi di chiusura. Grandi arazzi raccontano scene mitologiche o celebrano i momenti salienti dell’epoca. Le piastrelle dei pavimenti sono uno spettacolo: non ricordo di averne viste di simili per brillantezza di colori e originalità dei disegni. Dai camminamenti di guardia si ammira il paese sottostante, con le belle antiche case e una pavimentazione in piastrelle di pietra chiara che sembrano una passatoia. Non solo mi sono fermato, ma ci ho pure dormito, con buona pace della guida. (47.324690/000.405459 parcheggio autorizzato per camper a due passi dal castello).

DU LUDE2Una delle regole che mi ero dato quando andavo a visitare ville e palazzi, era di evitare quelli in cui abitano i proprietari. Purtroppo ci sono ricaduto. Di solito mettono a disposizione del visitatore poche stanze con qualche mobile, un po’ di parrucconi appesi alle pareti, i giardini e le cucine. E in genere non è permesso fotografare. Lo CHÂTEAU DU LUDE non fa eccezione. Il castello, progettato a scopo difensivo, conservaDU LUDE1 ancora le poderose fondamenta e l’ampio fossato, ma il resto è una originale dimora rinascimentale più grande di quanto sembra. Ad accoglierci due massicce torri e un piccolo cortile attorno ai quali si sviluppa il resto del castello. Una lunghissima balaustra di pietra ne delimita il perimetro comprendendo anche una parte del parco, quella con le fontane. La visita si esaurisce in 5 o 6 saloni, solo uno particolarmente bello, al piano terra con arredi non certo d’epoca, qualche arazzo, alcuni sbrindellati divani lasciati andare per non spendere soldi a sistemarli e un po’ di quadri. Naturalmente le cucine e il giardino. Fine. Il parco è molto curato con curiose siepi potate a semisfera, a cono, a piramide tronca e altre figure geometriche. Il fossato è diventato un luogo per passeggiare tra il verde e i fiori. Ci sono alcune vasche e fontane che sfruttano l’acqua del vicino fiume. La Valle della Loira è ricca di fiumi e corsi d’acqua minori che hanno stimolato questa passione per i giardini e i giochi acquatici.
Non è male, esternamente, ma non vale il biglietto. (47.647440/000.153570 un comodo parcheggio a qualche centinaio di metri con il c.s. non più utilizzabile).

ANGERS1La rocciosa ANGERS (F), ovvero l’ultimo château, per noi. Le numerosi torri che lo circondano, tra i venti e trenta metri d’altezza e le possenti mura, ne facevano un baluardo di quelli tosti e infatti ha un curriculum invidiabile di assedi sostenuti. Anche se poi è divenuto residenza, ha conservato quell’aspetto grifagno che ben gli si addice. Al suo interno, in uno dei cortili è stato realizzato un modernissimo museo multimediale ANGERS2che racconta non solo la storia del maniero, ma conserva l’incredibile “Arazzo dell’Apocalisse”. Lungo oltre cento metri, composto da pannelli di circa 3 metri x 2, è esposto in una lunghissima sala semi buia a temperatura costante. Più recente di quello di Baieux, narra con drammatica vivacità la visione di quel menagramo di Giovanni ed è il più grande esistente. I giardini ricavati nell’ampio e profondo fossato perimetrale, per come sono realizzati e mantenuti, meritano un 10 e lode. I francesi a volte non saranno simpatici, ma sanno tenere e valorizzare le loro cose, anche quelle marginali, in modo esemplare e un riconoscimento se lo meritano. Attorno al castello c’era una sorta di esposizione dei vignerons della zona, con assaggi dei loro vini: abbiamo onorato Bacco e i suoi sacerdoti. Dal castello, per arrivare alla cattedrale, si sviluppa in un dedalo di viuzze un bel quartiere di antiche case, alcune molto interessanti. La chiesa ha una insolita facciata con statue di cavalieri in armi invece di santi o apostoli. All’interno un organo enorme sorretto da quattro statue gigantesche che sembrano sospese in aria, e delle vetrate del 1100/1200. Il grande pulpito in legno è un capolavoro. (47.471334/-000.594938 un parcheggio dall’altra parte del fiume, un po’ complicato arrivarci. In alternativa il campeggio Lac du Maine 47.454391/-000.595744 con nidiate di leprotti che girano per le piazzole).

NOIRMOUTIER1Centottanta chilometri ed eccoci nel cuore della bianca VANDEA (F), di fronte a quell’oceano in cui si spengono le ultime fiammate del sole. L’ ultima trentina assomiglia al delta del Po, con vasti acquitrini, poche coltivazioni, solo pascoli. Ci sono vari allevamenti di ostriche e alcune bancarelle le vendono fresche a buon prezzo. Le famose saline sono disseminate nei dintorni del paese. Ero curioso di guardare in faccia i discendenti di quelli irriducibili oppositori dell’Illuminismo, così tenacemente attaccati alla corona e alla tonaca. Durante la Rivoluzione Francese, in questa regione, la croce e la spada cozzarono con fragore e scintille e fu necessaria una lotta lunga e feroce perché i Repubblicani avessero ragione dei Realisti vandeani. A NOIRMOUTIER-EN-L'ÎLE (F), dove mi trovo, ci furono due sanguinosi scontri con migliaia di morti da ambo le parti, in massima parte uccisi per rappresaglia. La Storia, da cui trae diletto e conforto la mia maturità, è purtroppo piena di orrori e di solito mi astengo dal visitare sacrari, campi di battaglia e amenità simili. Ma lo scontro di due fanatismi mi lascia 
sempre sconcertato e confuso, perché è la lotta senza quartiere tra due ragioni o due torti, che è lo stesso. L’isola è collegata alla terraferma da un bel ponte. Il paese è un tipico luogo di vacanza marino, fatto di case basse, bianche e dai tetti chiari che sembrano posati il giorno prima. La via principale è piena di negozi per turisti ed è gremita come è logico che sia in pieno luglio. Il resto non offre emozioni particolari a parte la chiesa, discreta e costruita su una preesistente paleo cristiana e il castello. In realtà un forte dall’aspetto arcigno, quadrato con quattro torri cilindriche eNOIRMOUTIER2 circondato da un lungo e alto muro con nessun cedimento a inutili leziosità, ma estremamente funzionale allo scopo. Le biciclette sono il mezzo ideale per visitarla e raggiungere le spiagge più isolate. Questa è stata l’unica zona dove ho trovato delle piste ciclabili. La Francia non ha nulla da insegnarci in questo campo perché, se possibile, ne ha anche meno di noi. Cosa abbastanza strana perché non è certo lo spazio che manca e tanto meno i ciclisti. Questi, spesso tutt’altro che giovani e con borse pesanti e voluminose, arrancano sulle strette strade provinciali mettendo a rischio la loro e l’altrui incolumità. Hanno risolto il problema "all'italiana": ogni tanto qualche cartello che avvisa di stare attenti ai ciclisti. Invita a passare a 1,50 m. di distanza da loro: considerando che il camper è 2.30, una bici almeno 0.80 si arriva a 4.60. Le strade sono al massimo 3.50 m…fate voi. Di solito i francesi sono attenti a queste cose. (47.000431/-002.252124 grandissimo parcheggio con c.s.).

Giornata interlocutoria dedicata allo spostamento col ritmo del pellegrino, come io considero il viaggiare tranquillo, senza fretta, sulle strade nazionali. Strade che scorrono tra distese di granturco alternate a quelle di girasoli con le corolle girate. E ovunque mucche al pascolo. Tutto sotto un sole implacabile. Se le ferie dello scorso anno in Scandinavia furono sotto il segno dell’acqua, quelle di quest’anno sono sotto quello del sole, con giornate lunghissime. Ci sarebbe stata in programma una sosta a POITIERS (F), ma le coordinate che avevamo erano imprecise e dopo un paio di tentativi che ci hanno condotto nei più stretti vicoli della città, abbiamo desistito. Peccato perché erano varie le ragioni per cui avremmo fatto volentieri tappa in questo luogo così famoso. Una, per omaggiare De Andrè e la sua goliardica “Carlo Martello”; un’altra perché, di questi tempi, storia e cronaca coincidono. In Europa, come ora, c’era un problema con chi arrivava dal Nord Africa e sul come affrontarlo. Allora fu una epica guerra, oggi una patetica batracomiomachia.
Il viaggio prosegue pigramente attraversando delle belle regioni ricche di boschi e pascoli. Ogni tanto si vede qualche falco roteante che perlustra i campi in cerca di prede, ma con scarso successo. La strada scorre in un continuo saliscendi tra le colline ed è piacevole da percorrere con i suoi panorami vasti e profondi, anche se non è molto larga.

CARENNAC2Finalmente arriviamo a CARENNAC (F) un borgo che neppure compare sulla guida.
Incastonato sulla collina, tra i boschi e con un placido fiume che scorre ai suoi piedi, è un vero gioiellino. Le case sono di pietra sbozzata grossolanamente ma posata con sapienza, dal momento che sono ancora lCARENNAC1ì dopo secoli. I tetti appuntiti che si allargano in fondo, sono ricoperti di tegole piatte rettangolari e molte hanno l’aria di avere un bel po’ di anni. L’antica chiesa ha degli affreschi ormai sbiaditi e le colonne qualche timida pretenziosità, ma la loro bellezza è proprio nella essenzialità contadina. Come mai non l’abbiano inserita nelle guide non me lo spiego. (44.916107/001.729118 un parcheggio con c.s. e corrente).

Il mio navigatore ha un malsano senso dell’umorismo e ogni tanto mi suggerisce, col piglio di chi la sa lunga, dei percorsi alternativi. Un giorno i vicoli di Poitiers, oggi una amena stradina di campagna che faceva capolinea in un’aia dove ad accoglierci c’erano un’oca incredula e un cane sbigottito. L’oca spostava l’attenzione tra noi e il camper chiedendosi chi fossero questi due sprovveduti che si erano tanto maldestramente infilati in un viottolo del genere e messasi al CAHORS2fianco di mia moglie, incuriosita, la seguiva per vedere come sarebbe riuscita a togliermi da quell’impiccio. Il cane, con aria di compatimento, si è limitato a qualche latrato d’ordinanza, non si capisce se di rimprovero o giusto per far vedere che montava di guardia. Faticosa inversione di marcia e imboccata finalmente la strada giusta (non prima di avere rivolto un pensiero deferente ai programmatori di navigatori) ci siamo diretti a CAHORS (F), una cittadina che ha una bella posizione, ma poco di più, anche se è inserita in un’area molto interessante come paesaggio e con delle grotte dipinte nei dintorni. Belli i borghi che si vedonoCAHORS1 lungo il percorso. Col senno di poi, forse era meglio fermarsi nella bella Martel, lungo il percorso, ma le informazioni che avevamo non la segnalavano. Anche Cahors è sul Cammino di Santiago e le conchiglie in bronzo piantate per terra lo ricordano.
Imponente il ponte medievale con le sue tre torri che attraversa il placido fiume che circonda per tre lati il borgo. In centro, di scarso interesse, si trova una chiesa come non ne ho mai viste. All’esterno il tetto è quello classico, romanico, mentre all’interno ci sono, in fila, due cupole tipo Pantheon di Roma e una terza più grande, con delle belle vetrate intorno, sopra l’altare maggiore. Da una porticina si accede ad un piccolo chiostro dalle doppie colonne lavorate. Intorno al fiume ci sono le montagne e, tra l’uno e le altre, una stretta strada per arrivare al parcheggio. (44.438783/001.439387 molto grande ma abbastanza lontano). 

Rilassanti panorami e bei borghi lungo la strada. A volte hanno torri e castelli e sono arroccati sui cocuzzoli con aria di sfida, altre quasi accucciati per non farsi notare, ricordano quelli dell’Umbria e della Toscana, con le medesime pietre chiare. Non a caso questa regione ha un famoso parco regionale di cui va fiera. Le FIGEAC1tortuose strade dipartimentali ci hanno portato a FIGEAC (F), un’altra cittadina assente dalla guida; non includerla è stato peggio di un crimine: è stato un errore. Ha un vasto centro storico in cui le case vecchie in pietra sostengono quelle antiche a graticcio ed è una goduria girare tra vicoli e piazzette una più bella dell’altra. Molte hanno delle terrazze coperte da tettoie di legno lavorato. Molto pulita e ordinata con persone gentili e disponibili, cosa che ho avuto modo di apprezzare in varie occasioni, anche tra i giovani, che di solito non hanno una grande pazienza con gli anziani. Una delusione è stato il bel palazzoFIGEAC2 dell’Ufficio Turistico, un bell'edificio sfregiato con degli assurdi paraspigoli verdi, come si vede dalla foto: opera di un artista d’avanguardia, secondo loro. Con disordini alla cistifellea, secondo me. Mi è venuta dal cuore l’espressione di Cambronne. Mai visto nulla di più assurdo, se escludiamo la piramide del Louvre, per la quale continuo ad avere la stessa considerazione che aveva Fantozzi per la Corazzata Potemkin. Due belle chiese, una romanica e l’altra gotica ma con un altare di legno che più barocco di così non ne ho visti neppure in Spagna. Lascerò ai posteri la più vasta raccolta di rosoni e vetrate della storia. È la città di quel fenomenale linguista che fu Champollion, il traduttore dei geroglifici (e non solo) e c’è un bel museo dedicato a lui. Ha bei negozi e intriganti locali tra cui girare e soffermarsi per qualche pausa di riflessione. Per i golosi non c’è che l’imbarazzo della scelta, per gli ingordi, pure. Persino il parcheggio è all’altezza: (44.611823/002.033208 comodo, grande e con c.s. tra lo stadio e le mura, vicino al centro).

MENDE2La tappa successiva è MENDE (F), una cittadina di poche pretese dal punto di vista architettonico, con un centro tutto lastricato e una curiosa chiesa gotica. Il portale delle chiese gotiche è abitualmente formatoMENDE1da volti lavorati concentrici a rientrare. Questa invece ha un portico coperto che viene incontro ai fedeli. Una cosa unica, per me, che pure ne ho viste di chiese gotiche. L’interno è buio e bisogna aspettare per abituare la vista, ma poi le vetrate iridescenti e i rosoni si offrono in tutta la loro bellezza. Ha una insolita serie di grandi arazzi dai colori tenui appesi intorno all’altare maggiore e dei quadri pregevoli, se non pregiati, negli altari minori delle navate laterali. Nel complesso non è da inserire come meta turistica, ma è lungo la strada e può essere una tappa strategica perché ha un comodo parcheggio camper quasi in centro. (44.521162/003.496434 grande e c.s.).  

Modifica al programma, ed eccoci in viaggio verso la PROVENZA alla ricerca dei colori che attirarono molti artisti e dei profumi della lavanda. Ma ritrovando anche la tipica trasandatezza del carattere mediterraneo. Un bellissimo lungo viaggio, su una strada che sale e scende tra le colline con stupendi panorami, a una altezza media di 700/800 metri, sotto un sole cocente e il frinire assordante delle cicale. Lungo il percorso, sui colli, si notavano ruderi di castelli, di abbazie e dei borghi medievali con le case addossate le une altre per darsi sostegno e coraggio. Qua e là, sui versanti più dolci delle riarse colline, dei piccoli appezzamenti di basse viti spiccavano tra la tipica vegetazione mediterranea. In tutte le regioni che abbiamo attraversato, abbiamo notato boschi rigogliosi e in salute, cosa di cui la Francia può andare orgogliosa.

ISLE2Quindi direzione L'ISLE-SUR-LA-SORGUE (F). Dopo i giorni passati a meditare sulla nostra condizione di peccatori tra le severe e ammonenti cattedrali gotiche, adesso siamo a smarrirci sgomenti davanti alla gloria del Signore nelle barocche chiese della più familiare Provenza. Ricca di fragranze, sapidità e luci che tanto fascino esercitarono sui pittori, gli impressionisti in particolare, che le trasferivano sulla tela con veemenza a larghe pennellate quasi per timore che svanissero. Una cittadina decisamente mediterranea, dall’urbanistica per lo più anonima ma vivace ed estrosa. La parte più interessante è quella compresa tra il limpido Sorgue che l’attraversa e la via che conduce alla singolarissima cattedrale. Un susseguirsi di negozi e locali, cheISLE1 espongono anche oggetti bizzarri e stuzzica il perdigiorno che c’è in me a bighellonare tra i suoi vicoli. La chiesa, rimaneggiata più volte, conserva l’abside del 1100, poi il resto è romanico e quindi gli altari laterali e quello maggiore fino al secondo ordine di archi del 1600 barocco provenzale. Dall’esterno dice poco, come spesso le chiese del ‘600, ma poi è una sorpresa. Molti negozi di antiquariato, anche se alcuni sembrano più dei bric à brac che altro. Ha una importante scuola d’arte e vari atelier in tema.
Cos’ha di bello? Non saprei ma, come talune persone, ha un certo fascino. Era sulla strada per l’abbazia di Senanque, era l’ora che volge al disio, era ora di cena e ho pensato di farci una sosta. (43.931038/005.045592 un grande parcheggio vicino alla stazione, dall’aspetto un po’ così, ma sicuro e tranquillo anche di notte).

Eccola, l'ABBAZIA DI SENANQUE (F). Dopo una non troppo lunga salita, ci siamo infilati nella stretta valle che conduce all’abbazia cistercense. Non so doveABBAZIA2 fosse l’altra metà del mondo, ma una stava cercando di entrare nel parcheggio incolonnata davanti a noi senza riuscire ad andare né avanti né indietro.
Improvvisamente uno è andato via e ho potuto infilarmi al suo posto. Forse avere visitato le cattedrali ha contribuito. Si tratta di un vasto complesso, come era d’uso in quel tempo, quando le abbazie non erano solo centri di preghiera e meditazione, ma anche di lavoro e di economia che coinvolgevano centinaia di persone.
ABBAZIA1Nei secoli fu oggetto di saccheggi e crolli, diventando addirittura proprietà privata. Ritornata alla Chiesa da meno di due secoli, è oggi una delle principali attrazioni della zona. Il campo di lavanda recintato davanti al complesso (al quale si accede solo con particolari permessi) è un set fotografico. L’effetto è fantastico. Una vista emozionante che ripaga abbondantemente la fatica di arrivarci. All’interno dell’abbazia c’è un elegante e fornito shop con prodotti della zona e di loro fabbricazione. I prezzi non sono in linea con l'austerità che caratterizza l'ordine a cui appartengono i buoni frati che, al solito, hanno un occhio all’altare e l’altro alla vitella. La chiesa è…vuota. Nemmeno S.Francesco avrebbe potuto immaginare qualcosa di più frugale. Non una statua o un dipinto, non un fronzolo a distrarre i frati o i fedeli dalla preghiera. Per autentici devoti: astenersi perditempo. Ad un certo punto sono arrivate cinque rombanti maxi moto con lo stereo a palla: indovinate la targa. Sono scese cinque coppie di scimuniti con abbigliamento paramilitare e parlata meneghina: si sono fatti due selfie e sono ripartiti. Si sono voltati a guardarli perfino i giapponesi. (Parcheggio 43.931038/005.189060 in piena stagione solo se miracolati. Meglio arrivare nel primo pomeriggio).

VALENSOLE1Ultima cinquantina di chilometri ed eccoci a VALENSOLE (F) la capitale della lavanda. Qui ho potuto toccare con gli occhi l’emozionante spettacolo delle distese di lavanda in fiore alternate a distese di girasoli e di grano. Finalmente quelle foto che tanto mi avevano intrigato, ho potuto farle anch’io (con le dovute proporzioni) e rendermi conto che non erano state taroccate. Un paio di chilometri prima del paese ci sono alcuni parcheggi strategici (gremiti) in cui si può fermarsi a fotografare. Difficle non vederli: si sbuca da una curva e davanti agli occhi c’è il paradiso. É anche possibile entrare nei campi e fare foto in mezzo aiVALENSOLE2 fiori. I girasoli arrivano fino a due metri. Uno spettacolo del genere l’ho visto, con altri colori, solo a Castelluccio di Norcia con la fioritura delle lenticchie. Il paese non vale una cicca. Insulso e trasandato non meriterebbe neppure di essere menzionato se non fosse, appunto, per lo spettacolo della lavanda. Una microscopica piazzetta con una fontana d’acqua freschissima, un paio di gelaterie e qualche altro negozio in tema. A chi, la domenica, non vuole rinunciare alla Messa, consiglio di sintonizzarsi su Radio Maria, perché trovare la chiesa è una caccia al tesoro. Nascosta tra i vicoli e collocata come un basto su un dosso a schiena d’asino con tutte le case ammassate addosso ed è in perfetta sintonia con il resto del paese. Nuda come la filosofia, si offre al fedele nella sua estrema semplicità, solo un po’ mitigata dai dipinti nelle due nicchie laterali. (43.842308/005.981200 un parcheggio sopra il paese, abbastanza distante. Un prato. Gli altri segnalati sono inagibili nel periodo della fioritura).

Ultima cena sul Colle del Monginevro con ottimi formaggi e salumi francesi, tappa finale di un lungo tour che, al netto di qualche divergenza col navigatore, è stato all’altezza delle aspettative. Per il gran caldo, si può ben dire che è stata una "sudata" rimpatriata. In alcuni momenti, rivedendo certi posti, è stato come ritrovare un vecchio album di foto un po’ ingiallite che ha fatto vibrare le corde della nostalgia. La Francia rimane la numero 1 per i camperisti, sia per chi, come noi, predilige il campeggio libero, sia per coloro che preferiscono appoggiarsi alle strutture. In quasi tutti i punti segnalati si può tranquillamente passare la notte. Noi talvolta non l’abbiamo fatto, ma solo per questioni di orari: magari c’eravamo arrivati di mattina e non avevamo in programma di fermarci fino all’ indomani.
Circa 5000 km. complessivi e mai un problema di nessun genere.

Verona, luglio 2018
Giuliano Banal

 

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